pattinaggio.una-persona-come-me

L’ultimo articolo che ho scritto sul blog prometteva di tenervi aggiornati, di scrivere e raccontare su tanti eventi che riguardavano il mondo del pattinaggio.

Mi ero immaginata di scrivere molti articoli, di partecipare alle gare e fare video e magari anche qualche intervista a qualcuno del settore, ma poi non ho fatto niente.

Quelle idee e quei buoni propositi li ho lasciati lì.

Perché?

  • Perché ci vuole impegno.  Per l’impegno ci vuole tempo che io non ho;
  • Perché per fare anche solo un’intervista dovrei mettermi in contatto con più persone, la cosa non sarebbe semplice da organizzare, ci vorrebbe tempo ed è complicato;
  • Perché mi sono demoralizzata, ho fatto dei video ma il risultato ottenuto non era quello che speravo, così ho lasciato stare;
  • Perché alla fine dei fatti, a chi interessa quello che scrivo e che racconto?

Potrei continuare a trovare altri mille motivi e a nascondermi dietro queste scuse, ma se guardo in faccia la realtà, devo ammettere che non ho fatto niente perché questo di solito è quello che fa, o sarebbe meglio dire non fa, una persona come me.

Una persona come me

ha sempre tante idee in testa, talmente tante che non riesce a gestirle e puntualmente non le concretizza, non riesce a portare a termine nemmeno una delle cose che si era prefissata.

Una persona come me

scappa da quello che non vuole affrontare, corre via a gambe levate pur di non guardare in faccia le sue paure.

Da piccola ero la classica bambina che ad una delle tante domande della maestra sapeva la risposta giusta ma non alzava la mano per timore di sbagliare.

Ero quella che interagiva poco con i suoi compagni, che preferiva osservare invece di parlare.

Una sera, ai colloqui di scuola la maestra Santina disse a mia madre:”Signora con l’italiano va tutto bene, come al solito. La bella novità è che Federica ha iniziato a fare amicizia con i suoi compagni.”

Peccato che questo gliel’abbia detto agli ultimi colloqui di quinta elementare.

Io sono stata sempre timida, mi ci voleva un po’ prima di fidarmi degli altri, li vedevo come sconosciuti e avevo bisogno del mio tempo per aprirmi.

Una persona come me

non ha tempo.

Il tempo è  qualcosa che mi ha messo in crisi da sempre.

Il tempismo in particolare è una cosa che non ho mai avuto.

In tutto quello che facevo mi sentivo sempre fuori tempo, capivo le cose  troppo tardi e per questo, tante opportunità mi sono sfuggite dalle mani.

Per gran parte della mia vita mi sono sentita perennemente in ritardo.

Ogni tanto mi domando perché. Perché sono così lenta?

Credo di conoscere la risposta :  l’insicurezza e la paura mi fregano.

Mi fanno analizzare le cose mille volte, mi fanno pensare e ripensare altre cento volte e quando finalmente sono pronta ad agire, ormai è troppo tardi.

I negozi chiudono,  la saracinesca si abbassa, il treno parte senza di te e tu rimani lì, fermo, immobile senza aver fatto un passo, non puoi decidere più niente.

Anche per partecipare al corso di pattinaggio ci ho messo un po’ di tempo.

A gennaio avevo trovato su internet il sito dei Pattinatori del pincio e pensavo proprio che mi sarebbe piacuto andare, ma poi la paura mi ha fermato, ha parlato per me e mi ha detto :” Dove vai? Caschi, ti farai male e poi non sei portata, farai delle figuracce.”

Per chiudere la bocca alla mia paura ci ho messo quattro mesi.

A Maggio ho fatto la mia prima lezione di pattinaggio.

Mi ricordo che quella mattina volevo scappare, ma poi ho affrontato quello che mi spaventava e dopo la lezione ero felicissima, mi sentivo bene, avevo addosso una nuova e strana sensazione che per la prima volta mi faceva sentire sicura.

Una persona come me

non vuole essere etichettata dagli altri.

Mi da fastidio quando sento giudicare le persone superficialmente.

Credo che non basti un aggettivo e delle virgolette per descrivere una persona.

Un aggettivo mostra solo un tratto, un lato del carattere che non spiega niente.

Io penso che ognuno di noi ha molte cose dentro di se e non è sempre così facile tirarle fuori e farsi capire. Il tempo e il modo con il quale lo facciamo è ciò che ci rende diversi.

Aspetto sempre a giudicare gli altri.

Se una persona non parla, non la trovo “strana” o la definisco “asociale”,  o al contrario, se parla troppo non la definisco una “rompiscatole” o ” logorroica”, ma prima cerco di conoscerla e e capirla e mi chiedo quale potrebbe essere la sua storia.

Mi piacerebbe se qualcuno facesse la stessa cosa con me.

Se mi chiedeste della mia storia, vi direi che è lunga e non voglio annoiarvi con tutto quello che mi è successo o non mi è successo.

Quello che mi preme raccontarvi è che ciò che ha avuto più impatto nella mia storia è

Il pattinaggio.

I pattini sono stati la mia salvezza, mi hanno aiutato molto,  sono stati una sorta di terapia.

Li ho incontrati in un momento molto brutto della mia vita e loro mi hanno tirato su, hanno riempito le mie giornate, i miei pensieri e mi hanno aiutato anche nel socializzare.

Se ripenso a tutto quanto, a quando ho messo i pattini per la prima volta e alla mia prima lezione di pattinaggio, capisco che se ero felicissima e  provavo una sensazione strana era perché per la prima volta nella mia vita mi sentivo puntuale.

Nonostante avessi scoperto il pattinaggio a vent’ anni e ci avessi messo quattro mesi prima di prendere coraggio, ero sui pattini e sentivo di essere completamente in tempo e a tempo.

Un po’ come quando stai facendo freestyle nella tua fila di coni e casualmente, azzecchi il ritmo, fai il movimento giusto proprio nell’ istante in cui la musica cambia o parte.

Quando sono sui pattini tutto diventa più facile, forse perché pattinando, il tempo si ferma, non esiste il momento sbagliato, non esiste il tempo, è tutto perfetto.

Divento sicura e certa.

I pattini mi infondono la fiducia che mi manca.

Prima pensavo che ognuno di noi avesse una storia già scritta, che bisognava rassegnarsi ed accettare tutto quello che ci capitava nella vita.

Io sono timida, il mio carattere è questo e basta, niente cambierà.

Ma quando ho scoperto i pattini, ho capito che sbagliavo.

Ora penso che ognuno di noi ha una propria storia e che gli eventi inevitabilmente capitano , ma noi possiamo incidere sulla nostra vita tanto quanto gli eventi che ci accadono.

Possiamo decidere se accettarli passivamente o attivarsi, reagire in qualche modo per cambiarli.

La mia storia la sto scrivendo con i pattini, perché loro hanno smentito le mie conclusioni,  mi hanno fatto capire che si può cambiare.

Ho partecipato a dei corsi, ho potuto approfondire degli argomenti che mi interessavano e che non pensavo nemmeno fossero legati al pattinaggio.

Ho anche potuto capire cosa c’è dietro alle gare e alle mille cose da sapere quando si partecipa ad una competizione.

Mi sono allenata tanto, ci sono stati dei giorni in cui non azzeccavo un trick e dei giorni in cui sembrava non sapessi più pattinare, nonostante questo le giornate no non mi hanno mai fermato.

Ho conosciuto nuove e belle persone che hanno la mia stessa passione.

Sono diventata un’istruttrice di pattinaggio e per un anno sono stata anche campionessa regionale di freestyle slalom!

E chi lo avrebbe detto?

Non io.

Concludendo…

Una persona che non vuole avere nulla a che fare con gli altri non avrebbe mai scritto questo articolo.

Certo scriverlo davanti lo schermo di un computer non è difficile, le parole scorrono facili. Sarebbe più complicato aprirsi e parlare faccia a faccia con una persona.

Ma in fondo lo sto già facendo,  questo è il mio modo per aprirmi e condividere la mia storia con voi.

Il pattinaggio per me,  è qualcosa che va oltre il pattinaggio inteso come sport, è qualcosa che è legata a me ed entra in molti aspetti della mia vita.

Non riesco ad etichettarlo e a definirlo con una sola parola, proprio come non riesco a farlo con una persona.

Sarebbe riduttivo perché potrei veramente parlare e scriverci un libro su quello che ho imparato grazie a questo sport, dalle cose tecniche agli aspetti della vita.

Se anche per te il pattinaggio è una cosa che va oltre, allora tu sei una persona come me.

 

 

4 thoughts on “Una persona come me”

  1. mi piace molto la tua descrizoone !
    sono incappata per sbaglio nel tuo racconto, e ho letto volentieri fino alla fine !
    sei uscita dalla tua confort zone scoprendo motivazione e passione ! brava non mollare mai 🙂

  2. Una delle poche cose veramente interessanti che mi sia capitato di leggere, una delle poche cose veramente intime e sincere che mi sia capitato di leggere. La confort zone non centra niente, o meglio non è propriamente così, ma è normale che la gente non capisca anche con tutte le più buone intenzioni di questo mondo, semplicemente non può. Tu appartieni (come me) ad una ristretta cerchia di persone, ma anche di animali, che la psicologia definisce HAT, high sensitive person, persone altamente sensibili, le persone come noi sono altamente sensibili a tutti gli imput esterni, sfumature che gli altri nemmeno notano, noi invece le elaboriamo a migliaia al minuto, ed è normale che questo ci possa in un certo senso danneggiare o rendere insicuri, farci sentire incompresi e soli. Guarda questo video e dimmi se ti riconosci in questa descrizione, e non pensare MAI di essere quello che definiscono come un “perdente” perchè il rischio c’è in questa società, sei una persona meravigliosa. https://www.youtube.com/watch?v=o5YSA-bgcpw

    1. Ciao Giorgio, ho guardato il video ed è stato interessante, non avevo mai sentito parlare degli HAT, ed è vero mi riconosco in molte delle descrizioni fatte!
      Grazie mille per il commento e per le tue belle parole.:)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *